“Coppélia” è uno dei più famosi balletti classici in cui ho avuto la fortuna di danzare anni fa interpretando proprio il ruolo di Coppelius, magistralmente guidato dal coreografo e regista Gianni Notari. In quella fantastica esperienza e grazie al maestro Notari ho appreso i più reconditi aspetti drammaturgici di questo ruolo e del balletto tutto, capendo ancora meglio come sia necessario, sulle tavole di un palcoscenico, mettere in scena i moti più profondi della propria anima. Quest’anno ho voluto tentare di rivivere insieme ai miei allievi e ai miei collaboratori quella esperienza artistica. Con un’ottica contemporanea ho “vivisezionato contaminandole” le musiche originali di Delibes e sono andato più a fondo nel soggetto che ha ispirato quel balletto, “L’uomo della sabbia” di E.T.A. Hoffmann. Il racconto ha ricevuto la sua consacrazione psicoanalitica da Freud in persona, nel suo famoso saggio “il perturbante” che egli descrive come “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”, individuandone l’elemento portante nel rimosso che ritorna, un qualcosa che, una volta familiare alla coscienza, le è diventato estraneo attraverso il processo di rimozione. E’ quanto succede al protagonista Nathanael che rimane intrappolato negli artifici della sua mente, non riuscendo più a distinguere i confini tra realtà e fantasia. Nathanael racconta della sua paura infantile per l'uomo della sabbia con il cui richiamo la madre mandava a letto i figli, con la paura di essere privati dell'uso degli occhi, per via della sabbia gettata nelle loro orbite, qualora fossero rimasti svegli. Infine rivela che una sera, nascostosi nello studio del padre, aveva visto entrare l'avvocato Coppelius ed entrambi vestirsi di due camici neri e fare esperimenti di alchimia. In una di queste serate il padre muore e allora Nathanael inizia a identificare Coppelius con l’uomo della sabbia. Il turbamento ritorna da adulto quando, nella sua vita di studente universitario appare un certo Coppola, ottico venditore di occhiali e cannocchiali tascabili che egli crede essere Coppelius. L’amico Lotario e ancor più sua sorella Clara, fidanzata di Nathanael, cercano di rasserenarlo, ricordandogli che i fantasmi infantili sono accreditati solo dalla nostra fede in essi, e possiamo scacciarli solo se ci separiamo dai territori fantasiosi dell'infanzia, maturando all'età adulta. Nathanael sembra convincersi, ma il professore universitario Spallanzani lo riprecipita nel gorgo della sua follia. Spallanzani ha una splendida figlia, Olimpia e lui ne é rimasto stregato ed innamorato, dal giorno in cui ha comprato un cannocchiale da Coppola, con cui osservare la donna alla finestra. Non servirà scoprire in un litigio furioso fra Coppola e Spallanzani che in verità Olimpia è un automa costruito dai due che ora ne rivendicano il possesso. Nathanael, dall'alto di una torre insieme a Clara vede fra la folla Coppelius che lo aspetta. Impazzito non potrà evitare di precipitare, come attratto irresistibilmente da Coppelius che lo chiama a morire. per Freud nella storia infantile il padre e Coppelius rappresenterebbero l'imago paterna che si è scissa, a causa dell'ambivalenza del bambino che separa il padre buono da quello cattivo; il vero problema è la presenza dell'automa, anche questo un richiamo al fatto che i bambini non distinguono ciò che è privo di vita da ciò che non lo è e anzi animano tutto, anche ciò che non ha vita.  La bambola è un oggetto che, con la sua presenza, le sue fattezze e il suo utilizzo, rimanda a qualcosa che essa in effetti non è. E’ un simulacro, una cosa che ne imita un’altra e quindi gioca su un inganno della vista, che con la sua potenza suggestiva fa credere alla mente che ciò che si veda sia in realtà qualcos’altro. Non ho dato allo spettacolo un taglio narrativo/sequenziale proprio per indurre, come fa Hoffmann tramite il racconto fantastico, questo spaesamento che cerca di trasportare il lettore/spettatore nei territori del perturbante, producendo un trasferimento continuo dei segni, da Coppelius a Coppola e ancora a Nathanael, dalla madre a Clara a Olimpia e poi infine alla morte.


Paolo Gagliardi

COPPELIUS l'uomo della sabbia

27 Giugno 2016 ore 21,00

Teatro Auditorium Unical (Arcavacata di Rende - Cosenza)


coreografie Paolo Gagliardi, Luca Castellano, Helena Gosling

recitazione Barbara Bruni, Antonio Conti

canto Carmine Reda

regia Paolo Gagliardi, Antonio Conti

musiche Delibes e autori vari

costumi Xanto (Palermo)

video proiezioni Paolo Gagliardi

luci e fonia Paolo Carbone


Con i diplomandi Carolina Filice e Jacopo Leone, gli allievi di Dance Project


e la partecipazione di

Paolo Gagliardi, Carmine reda, Barbara Bruni, Luca Castellano