E' CCHIÙ VICINU ‘U DENTI DÙ PARENTI

10 maggio 2014 teatro Morelli (Cosenza)


commedia in vernacolo calabrese in due atti di

Barbara Bruni e Antonio Conti


con

Barbara Bruni, Alessandro Conte, Antonio Conti, Giuseppe Conti, Paolo Gagliardi, Francesca Marchese, Simona Mendicino, Carmine Reda, Marco Silani, Marco Tiesi


trucco

Claudia Garofalo


acconciature

Cristina Garofalo

Dopo 10 anni dall’ultima rappresentazione, il 10 Maggio, presso il Teatro Morelli di Cosenza alle ore 21.00, torna sulle scene la Commedia in vernacolo in due atti: “E’ cchijù vicinu u’ denti du’ parenti” di Barbara Bruni e Antonio Conti. L’opera teatrale è prodotta dal Centro Studi Danza “Dance Project” che da oltre un ventennio si occupa di Arte e produzioni di danza, teatro e musica. Con la messa in scena della Commedia, parte il progetto “Nostra Terra Cosentina” patrocinato dal Comune di Cosenza. L’idea di aprire le porte al vernacolo, nasce dalla volontà di esportare il teatro popolare di Calabria oltre i confini della nostra terra per divulgare, attraverso l’Arte teatrale, la cultura, le tradizioni e dunque la nostra identità calabrese. L’ardua missione della Compagnia, è inoltre, quella di dare finalmente la giusta dignità ad un teatro che per troppo tempo è stato considerato “minore”, discriminato, disprezzato e sottovalutato soprattutto dagli operatori del settore. Eppure, le culture a noi contigue e vicine trovano la loro massima espressione proprio nel teatro cosiddetto “popolare”. L’arte è un linguaggio universale. Pirandello non individuava la differenza tra lingua e dialetto in una presunta diversità di valore (l’una poetica, l’altro no), ma nella diversità di raggio d’azione, maggiore per la lingua e minore per il dialetto…ma era il 1900. (Cit. Treccani). Quanto detto, vuole sottolineare che l’efficacia di una rappresentazione teatrale, in lingua o in vernacolo, è data sempre e comunque da una valida scrittura drammaturgica, dalle abilità registica e attoriali. “E’ cchiju’ vicinu’ u’ denti du’ parenti”, già recensito e premiato da critici ed intellettuali del panorama teatrale, ha suscitato l’interesse degli stessi, oltre che del pubblico, per le similitudini drammaturgiche con la comicità amara ed il tragico umorismo di Eduardo. Il lavoro di Regia a cura di Antonio Conti, si caratterizza per aver concepito il testo alla stregua di uno spartito, il cui stile espressivo si basa su variazioni sonore, andamenti ritmici e dinamiche vivaci nel rispetto del coinvolgimento completo dello spettatore che inevitabilmente ritrova nel teatro popolare, più che in altri generi, spaccati della propria vita quotidiana. Gli interpreti (Barbara Bruni, Alessandro Conte, Antonio Conti, Giuseppe Conti, Paolo Gagliardi, Francesca Marchese, Simona Mendicino, Carmine Reda, Marco Silani, Marco Tiesi), ormai noti al pubblico per l’ottima versatilità stilistica che li ha visti coinvolti in opere che spaziano dal teatro classico al musical, hanno accolto con entusiasmo l’idea di impegnarsi in un progetto in cui il vero protagonista è il teatro popolare.


TRAMA


Carlo Mantovani (A. Conti) è un anziano arteriosclerotico che vive in casa con il suo primogenito Nicola (A. Conte).  I due sono assistiti nelle faccende domestiche da Annina (F. Marchese). E’ il 75° compleanno dell’anziano, giorno in cui, viene notificato lo sfratto esecutivo. Giungono per gli auguri al vecchio padre, prima la figlia Monica (S. Mendicino) con suo marito Aldo (M. Silani) e successivamente il figlio Tonino (P. Gagliardi), con la moglie Sofia (B. Bruni) ed il piccolo Valentino (G. Conti). I parenti, temendo vicina la possibilità di dover ospitare i due, a causa dello sfratto, vanno su tutte le furie. Il crescendo delle liti e delle discussioni coinvolge anche un amico di famiglia, Pasquale (C. Reda) che si ritrova catapultato all’interno della casa. L’arrivo inaspettato del Notaio Caio Trentacapilli (M. Tiesi) stravolge il corso della situazione.