NOTE DI REGIA


“L’infanzia è segnata da suoni, odori, immagini, prima che incominci l’età oscura della ragione”


(JOHN BETJEMAN) L’infanzia è il tema scelto per gli spettacoli di fine anno accademico 2010/2011. Rispetto alla visione convenzionale del mondo, quella degli adulti, Alice desidera un altro punto di vista, un paese delle meraviglie dove tutto è rovesciato, dove la logica è l’anologia e il rigore e il paradosso, dove l’alto e il basso, il piccolo e il grande si invertono e si corrispondono. Per entrare nella porta di questa dimensione ulteriore la protagonista diventa piccolissima, poi gigantesca, poi di nuovo minuscola. Diventare grandi significa diventare adulti, sé stessi. Ma qual è la grandezza giusta? Come fare a diventare grandi senza essere chiusi, giudicati e aridi? Come fare a rimanere piccoli senza essere sopraffatti dal vasto mondo interiore degli archetipi e delle verità paradossali? Anche per affrontare l’incommensurabile tragedia e l’infinita disumanità dell’Olocausto, uno dei punti di vista privilegiati è lo sguardo infantile. Il candore e l’innocenza dei bambini è il solo in grado di contrapporsi all’oscurità senza fine di un mondo adulto degenerato. Bruno riesce a fronteggiare il male, ergendo a schermo la propria innocenza e fantasia. La sua innocenza non gli consente d’immaginare neanche lontanamente la malvagità degli adulti. Egli non appare né come un martire né come un eroe, solo un bambino, che sembrava nato dalla parte del più forte. Invece tutti i bambini solo uguali nella loro innocenza e spesso in pericolo proprio per i raggiri degli adulti. Pagine di storia vera, meravigliosamente ricomposte come una fiaba da narrare alle generazioni più giovani, per regalare loro la coscienza degli errori passati in modo che sappiano schivare quelli futuri.


Bruno è un bambino che vive a Berlino con il padre Louis, un ufficiale nazista, la madre Elsa e la sorella Gretel. Un giorno, il padre viene trasferito vicino al campo di concentramento di Auschwitz, e porta la famiglia con sé. Bruno decide di esplorare il giardino dietro la villa, anche se gli era stato vietato, arrivando fino alla recinzione del campo di sterminio, dove incontra Shmuel, un bambino ebreo della sua stessa età, con cui stringe amicizia. Quasi ogni pomeriggio Bruno e Shmuel si siedono uno da una parte e l'altro dall'altra della rete e si confidano. Gretel, affascinata anche da un giovane tenente delle SS, Kotler, comincia ad aderire all’ideologia nazista; Bruno, invece, non riesce a capire perché gli ebrei debbano essere considerati cattivi, L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a righe lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE

dall’omonimo libro di John Boyne da cui è stato tratto il film


20 giugno 2011- teatro A. RENDANO (Cosenza)