Pinocchio, la più popolare tra le fiabe italiane, ci racconta le vicissitudini della crescita, il difficile dialogo tra giovani e adulti, la difficoltà di apprendere dall’esperienza. Questioni che sembrano assumere profili problematici nella società moderna. Prevalentemente proposta, in chiave educativa, come emblematica dei pericoli che si corrono a non essere dei “bravi ragazzi”, quella di Pinocchio, come tutte le favole, ha un lieto fine, che arriva però dopo un accavallarsi d’eventi, che sembrerebbero sempre e solo causati dalla indomabile “burattinità” del personaggio.


Una maggiore attenzione all’inizio della storia, ci obbliga però a modificare la prospettiva. Che cosa c’è prima che Pinocchio prenda forma? Quali i desideri, le azioni, la testimonianza del mondo degli adulti? C’è un Geppetto che non riesce ad ascoltare la “vocina sottile sottile” che viene dal pezzo di legno. Incurante della reazione negativa che il pezzo di legno gli invia insiste con ascia e pialla per realizzare il suo programma e cercare una risposta semplice e consolatoria alla sua solitudine “costruendosi” un partner comunicativo che vorrebbe docile e remissivo. Si parla molto dell’adolescenza e del disagio dei ragazzi ma ci sono però poche occasioni in cui le piccole voci che vengono da dentro i “pezzi di legno” hanno uno spazio, un’attenzione e sono considerate un valore degno d’ascolto.


L’avventura di Pinocchio è una metafora delle difficoltà di co-evoluzione di giovani e adulti e del dolore che ogni trasformazione maturativa comporta, per gli uni e per gli altri. Segnala la potenziale distruttività di traiettorie comunicative impossibili o distorte, anche se apparentemente fondate su buoni propositi. Ci ricorda l’ambivalenza di noi esseri umani, di tutte le età, tra il bisogno di esplorare, di arricchirci, andando incontro a ciò che è altro da noi, e il bisogno opposto di proteggerci da un’eccessiva esposizione alla diversità e all’incertezza, di eludere la verità problematica di un dialogo troppo autentico. Pinocchio racconta la parabola impietosa dell'avventura umana, il percorso dell'uomo da pupazzo guidato dai fili invisibili delle sue pulsioni a uomo vero, dotato di volontà. Si può farla franca con gli altri ma non si riesce a uscire indenni dal faccia a faccia con la propria coscienza, a zittire con un colpo di martello il Grillo Parlante. Solo la pancia del pescecane riesce ad offrire alla fine uno spazio/tempo che consenta il riconoscimento reciproco e un dialogo che genera “metamorfosi”.

PINOCCHIO

26 Giugno 2017 - teatro Auditorium Unical (Arcavacata-Cosenza)


coreografie: Paolo Gagliardi, Helena Gosling, Luca Castellano

teatro: Barbara Bruni, Antonio Conti

canto: Carmine Reda